venerdì 5 gennaio 2007

Sarò mica depresso? (Sottotitolo: troppi ricordi di tempi lontani)


Quest’anno è iniziato in maniera strana… A dire la verità sono ormai diversi gli anni che iniziano in maniera così apatica e priva di emozioni particolari. Solo qualche anno fa, i giorni che precedevano il 31 dicembre erano tutto un assassinarsi per preparare la festa più bella e casinista di quella degli altri, la cena più ricca, l’animazione più scatenata, i botti più forti con gli effetti di luce più sorprendenti e purtroppo, spesso…l’indigestione che durava di più! Che bel primato… E poi arrivava un momento in cui, tra gruppi differenti, ci si ritrovava tutti in un unico posto che poteva essere la casa di qualcuno tra i tanti che avevano deciso di ospitare il capodanno di tutti gli altri e che, secondo opinione comune (ma anche no), aveva fatto veramente le cose per bene! Tanto che lo stesso padrone di casa, la mattina dopo poteva ritrovarsi a preparare caffè per gente mai conosciuta e mai vista prima, che lo chiamava addirittura per diminutivo come fossero amici di sempre! E quello stava lì, mentre chiedeva “quanto zucchero?”, a domandarsi se durante la notte appena trascorsa non sarebbe stato il caso di smettere di bere un po’ prima, data la totale rimozione di ricordi circa il momento durante il quale avrebbe stretto la mano o augurato buon anno a così tanta gente della quale non si ricordava!
Ricordo con particolare emozione il capodanno del '90 a Porto Pino. Frequentavo le superiori e Sandro, mio amico di sempre, praticamente fratello (per puro inciso, oggi stimato ingegnere), mi disse che c’era un veglione a Porto Pino ed io ero invitato, avremmo potuto dormire da Emilio la cui villa era proprio affianco a quella dove avremmo cenato e che apparteneva ad Alberto, un tipo che io conoscevo appena…insomma un casino! Il padrone di casa era già all’università e alla cena partecipavano anche i suoi colleghi che ovviamente si sentivano una spanna più su di noi, poveri deficienti non ancora passati all’età della sapienza e saggezza in quanto NON UNIVERSITARI! Le ostilità ebbero subito inizio, dapprima a parole con uscite poco onorevoli e che oltrepassavano di sicuro il limite del sarcasmo per sconfinare in territorio da scarico portuale e, arrivati alla frutta si può dire che lo si fece in tutti i sensi, passando alle vie di fatto. Qualcuno, che ora è ininfluente precisare da quale parte (anche perchè, a ricordarselo...!), ingaggiò una rappresaglia con l’altra parte della tavolata, lanciando qua e là dei pezzetti di mandarino. Da lì alla guerra termonucleare globale, il passo fu breve. Nel giro di pochi minuti, per aria non si vedevano altro che pezzi di mandarino volteggiare come boomerang senza ritorno! Qualche lancio andava a segno, altri purtroppo finivano fuori target e il missile-spicchio si spiaccicava inesorabilmente contro le pareti della stanza, precorrendo i tempi e gli stili, creando un delizioso effetto spugnato!! Credo che la mattina alle cinque, le urla della madre di Alberto si potessero udire fino al mare. Noi che nella villa affianco eravamo appena andati a letto, ad esempio, le abbiamo sentite distintamente come fossero nella nostra stanza! Ma ovviamente non fu certo quella che rimase negli annali come “la guerra dei mandarini” a fissarmi per tanto tempo nella memoria quel capodanno! Fu piuttosto uno dei miei (all’epoca innumerevoli) innamoramenti destinati a farmi del male!
Che capodanno! Mi alzai la mattina dopo tutto rattrappito perché mancando posti letto, avevo dormito nella stessa specie di brandina con Sandro a teste contrapposte! Mai più!!
Dopo colazione venne su dottor Murdegu (quello della villa devastata). Ci aspettavamo venisse a chiedere i danni cominciando da noi che eravamo i più vicini, e invece no. Chiedeva l’aiuto di un po’ di giovin virgulti per dare una spintarella all’auto che non ne voleva sentire di partire. Tipo strano il dottor Murdegu. Sembrava essere sempre completamente “avvolto” dai suoi pensieri, assente… Anzi direi proprio abitare un universo parallelo! La sua immagine era visibile anche a noi, probabilmente solo in quanto proiezione olografica e pure poco interattiva! Fu così che scendemmo a dare ‘sta spintarella io, Sandro, Emilio e suo padre dottor SAM. Fortunatamente le ville erano situate al di sopra di una discesa da brivido e quindi non avremmo fatto molta fatica. Ai posti di combattimento. Dottor Murdegu alla guida e gli altri a “spintarellare”. Dottor SAM si raccomandò col dottor Murdegu sulla modalità di accensione: “Allora, tenga la frizione premuta, ingrani la seconda e appena prende velocità tolga il piede dalla frizione: vedrà che si avvia tranquillamente!”. Si comincia. Dopo un metro l’auto aveva già acquistato una certa velocità, ma non succedeva ancora nulla. Al chè dottor SAM, preoccupato, esortò l’amico: “Dottor Murdegu! La seconda!!” Ancora qualche metro ma…nulla. “Dottor Murdegu!! La seconda!!!”. Ormai non c’era neppure più bisogno di spingere: la macchina andava per inerzia e si allontanava da noi fra le urla del dottor SAM che da “Dottor Murdegu, la seconda!” passò a “Ooooooooooh!!!! Murdeguuuu!!! La secondaaaaa!!!!”. Vedemmo l’auto sparire oltre la curva tra gli echi delle esortazioni del padre di Emilio. Decidemmo di scendere a piedi e verificare se quel cartone animato del dottor Murdegu fosse riuscito nell’impresa. Trovammo l’auto (come da aspettative non tradite, a motore rigorosamente spento) messa di traverso di fronte alla villa del commissario, portiera spalancata e del dottor Murdegu nemmeno l’ombra! La moglie del commissario era lì fuori a stendere i panni e il dottor SAM si avvicinò al recinto per richiamarne l’attenzione. “Signora! Ha visto il dottor Murdegu?”. Per tutta risposta la signora… “Mio marito?? Sì! Sta verniciando il cancello!!!” - “Nooo! Il dottor Murdegu!!”. Quella fece un’espressione inebetita e rigirandosi per tornare ai suoi panni: “No, non l’ho visto!”.
Ricordo di essermi voltato verso Sandro per chiedergli se quello che stavo vivendo era un sogno scemo e senza senso, o era tristemente e per davvero il mio primo giorno dell’anno!
Ritrovammo il dottor Murdegu a casa sua, seduto tranquillamente sul divano a sorseggiare del Martini. Aveva percorso la strada parallela a quella che avevamo preso noi per scendere, lasciando la propria auto in panne, a portiere spalancate, in mezzo al sentiero sabbioso che portava dalle ville alle spiagge, ed ora era là a bere Martini, nel suo salone con le pareti spugnate…

Fortuna che quest’anno l’ho iniziato con persone davvero speciali… Sì: una in particolare…
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Attenzione: pur corrispondendo a fatti realmente accaduti, alcuni dei nomi citati in questo post sono fittizi.

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