giovedì 5 febbraio 2009

Poco ma sicuro # 2

Gavino Sanna: "Renato è bravo solo a dire bugie"
Di Stefano Filippi - martedì 27 gennaio 2009
Cagliari - Dopo Kramer contro Kramer, ecco Sanna contro Sanna. Cinque anni fa l'algherese guru della pubblicità creava il fortunatissimo «Meglio Soru» per il futuro governatore della Sardegna; oggi invece è dietro le quinte della campagna di Ugo Cappellacci, il candidato del centrodestra. Al quale, distillando vetriolo, ha suggerito di paragonare Mister Tiscali all'Aids: «Se lo conosci lo eviti».
Gavino Sanna, lei nel 2004 non conosceva Renato Soru? «Di fama. Mi telefonò lui mentre passeggiavo sul lungomare».
Era già sceso in campo? «Non ancora. Accettai di vederlo, da sardo rispettoso di un sardo di successo. Seguì un mese di silenzio, poi Soru volle vedermi di nuovo. A Milano, a casa mia, mi raccontò una storia della Sardegna talmente appassionata e appassionante che sentii dentro di me la mia terra, quella che da comunicatore ho sbandierato nel mondo».
Un incantatore. «Questo matto di successo che abbandonava tutto per cinque anni (aveva solennemente promesso che sarebbe stata una parentesi), mi colpì. Per tutta la campagna elettorale sono stato con lui, scoprendo un carattere difficile, scontroso, con anfratti bui, tutte cose che ho usato come simboli di “sardità”».
E il fatidico «Meglio Soru»? «Mauro Pili, il suo avversario, mi confessò che il giorno in cui vide quei manifesti sui muri di Cagliari ebbe la precisa sensazione di aver perso. Ma questo khomeinista si rivelò ben presto un Doctor Jekyll e Mister Hyde».Quando se ne accorse? «Il suo ringraziamento la sera della vittoria elettorale fu un sms: “Complimenti. Renato”. Fine delle trasmissioni. Poi sono cominciati i fattacci».
Quali? «Li ho raccontati in un libello, “La pipì controvento”. Direi che l'episodio chiave fu lo scandalo di Tuvixeddu».
Soru che blocca il recupero di una zona degradata presso una necropoli fenicia a Cagliari.«Stravolse un progetto già approvato. L'architetto francese da lui incaricato elaborò un inno al cimitero, scrivendo che “bisognava avere rispetto e godimento per questa atmosfera cimiteriale”».
Ha collaborato con Soru presidente? «Mi commissionò il nuovo marchio dei Quattro Mori e il padiglione della Regione per la Borsa del turismo dove il logo sarebbe stato presentato. Non voleva il solito nuraghe di cartapesta ma “un'espressione del cambiamento di cui abbiamo spesso parlato”».
Come finì? «In corso d'opera dimezzarono il budget iniziale. Poi fecero a pezzi la mia proposta. E in quelle polemiche infinite Soru non si è mai affacciato a dire: guardate che Gavino ha fatto ciò che gli ho detto io».
Così è passato alla concorrenza. «Non ho avuto esitazioni quando lo staff di Cappellacci mi ha interpellato. Mi torturava la cupezza, la tristezza in cui è piombata la mia terra in questi anni. Da lì è nato lo slogan “Sardegna torna a sorridere”. Bisogna ricostruire, ridare fiducia e smantellare le fandonie raccontate in questi anni».
Le «bugie in abito di velluto». «Adesso non porta la cravatta ma maglioncini e giacche di velluto come i pastori. Mi piacerebbe sapere di quale stilista sono. Un padrone vestito da servo è una vigliaccata verso la povera gente».
Ha trovato un motto più efficace di «Meglio Soru»? «I muri sardi sono pieni della mia campagna del 2004, esattamente la stessa: ma allora aveva un valore, avevamo speranze, oggi no. Così ho ideato “Meglio di Soru”. Gli altri slogan sono “Sardegna fatti furba” (richiamo al progetto “Sardegna fatti bella”, ndr) e “Meglio uniti che Soru”».
Che effetto fa combattere con se stesso? «Al mattino mi guardo allo specchio e mi dico: oggi sono più bravo di te».
È suo anche lo spot del palloncino sgonfiato? «Quello ce l'hanno mandato, è una cosa fatta in casa, arte povera ma dal grande significato».
Che cosa pensa adesso di Renato Soru? «Rispondo con la didascalia a una delle tante caricature che gli ho fatto: l'anemico pubblico numero uno».

mercoledì 4 febbraio 2009

Poco ma sicuro # 1

Gavino Sanna, autore dei manifesti per la campagna elettorale del centrosinistra in Sardegna, ha scritto 65 pagine contro il governatore
Il libro anti-Soru di Sanna «Su di lui mi sono sbagliato»
«E' un signore che non vorrei per amico, bisogna essere leali, lui è uno che ti usa e ti getta come la carta igienica»
Lì lo disse: «Meglio Soru che male accompagnato». Qui lo nega: «Meglio Soru? Forse no». L' anno scorso (2004) Gavino Sanna, classe 1940, il pubblicitario italiano più premiato al mondo, il cantore di Fiat e Barilla, tornò nella sua Sardegna e la riempì di manifesti per dire che «non è tutto loro quel che luccica», che il centrosinistra poteva farcela, che in Regione era Renato Soru il miglior presidente possibile. Un anno, un secolo fa. Oggi il Divino Gavino ha cambiato idea, s' è ritirato furioso nella sua casa milanese e ha riempito 65 pagine d' un libretto bianco, La pipì controvento, per negare che il Signor Tiscali sia l' uomo giusto e che nell' isola possa luccicare qualcosa. Scrive di soldi mai versati, di provincia ingrata. Il guru che cancella Soru: «E' un signore che non vorrei per amico. Amici così, non mi servono. Bisogna essere leali, "puliti", aperti. Lui è uno che ti usa e getta come carta igienica». Gli dà del bugiardo, accusa i suoi collaboratori d' averle rubato le idee. E' uno sfogo violento. «L' ho covato abbastanza. Fino all' ultimo, speravo di dover scegliere fra Doctor Jekyll e Mister Hyde. Parlo d' un signore che sembra a tutti un signore e invece non lo è». Perché ci si è messo insieme, allora? «E' stato lui a chiamarmi. Mi ha raccontato la Sardegna che sognava. Ho accettato di fargli la campagna elettorale. Sono diventato il suo alter ego, mi sono esposto in quest' isola d' accattoni che s' esaltano per la balentìa, la sardità, queste balle. Ho preso schiaffoni, per lui». E lui? «Sparito. Diceva Maria Carta che in Sardegna l' invidia ne uccide più della malaria: esteti da Strapaese mi hanno attaccato per gli stand della Regione alla Fiera di Milano, per il nuovo marchio dei Quattro Mori... Lui, silenzio. Tiene i miei progetti nel cassetto, come se avessi la lebbra. E' un uomo in grigio, non sorride mai, si circonda di lecchini d' oro e becchini d' idee. Il massimo dell' affetto fu un sms, la sera della vittoria. Due parole: "Congratulazioni. Renato"». Meglio lavorare con gl' industriali? «Assolutamente. Giovanni Rana era come Soru: non lo conoscevo, aveva un prodotto da vendere, mi ha cercato, è diventato famoso. L' unica differenza è che Rana è simpatico». E sì che lei godeva della benedizione di D' Alema... «Benedizione... Venne Claudio Velardi a chiedermi che cosa stavo facendo e a dirmi che cosa dovevo fare. Rimase mezz' ora e se ne andò». Passa al centrodestra? «No, non ho più voglia di politica. Ho lavorato in America alla campagna di Nixon: là, se uno fa vincere un candidato, viene portato in trionfo. Qui è una cosa meschina.». Nel Polo la corteggiavano... «Romano Comincioli, di Forza Italia, mi chiese di mollare Soru e sostenere Mauro Pili, candidato del centrodestra. Pili è un amico, ma non c' è lo stesso sogno». E Berlusconi? «Lo conosco da tanto. La prima volta fu a Milano, una cena di pubblicitari al Gallia. Mi fissava. Io ero infastidito. E lui: "Caro Sanna, da giovane portavo i capelli lunghi come lei. Poi li ho tagliati e la mia vita è cambiata. Facciamo un patto: se lei se li taglia, ci diamo del tu". Non ho mai obbedito». Però vi date del tu... «Quando ha visto la mia campagna per Soru, mi ha fatto i complimenti. E ha aggiunto: "Peccato che quello sia un pazzo"». Su questo, forse siete d'accordo... «Soru fa cose da pubblicitario. Le basi Usa alla Maddalena: bella battaglia, giusta, ma poi non porta a casa niente. Le ville a due chilometri dalla costa: deve vietarle perché ci sta nel personaggio pubblico, non perché ci crede. Demagogia. E' un ricco che si compra la povertà e la distribuisce a gente che non vuole averla». Chi ha più bisogno d' un buon pubblicitario? «Vedo solo vecchie ballerine d' avanspettacolo con la calza smagliata, tutti nei teatrini di Matrix, Ballarò, Porta a porta. Bertinotti fa buona comunicazione. Prodi, no: non riesce neanche a raccontare una barzelletta, con quella bocca a culo di gallina. Bossi è come Berlusconi: "Roma ladrona" non va più, deve inventarsi qualcosa d' altro». E uno sconosciuto, tipo lo Scalfarotto delle primarie? «Non interessa, non si vende: molte volte è l' abito che fa il monaco. Uno però c' è: è nero nero, sardo sardo, e prende a schiaffi tutti. Si chiama Gavino Sale, un indipendentista. Nella sua follia, non andrà da nessuna parte. Però è affascinante. La comunicazione, dovrebbero impararla tutti da lui».

Francesco Battistini - Corriere della Sera - 8 ottobre 2005