sabato 15 dicembre 2007
sabato 24 novembre 2007
C’aggia fa’ pe’ campa’! – Parte II° (Cosa farai da grande?)

Bel periodo l’adolescenza, eh? Per chi l’ha vissuta bene sarà stata sicuramente il non plus ultra della vita, certo! Non per me. Oggi posso anche darmi del cretino per non essere stato tanto furbo anni addietro, da vivere tutto con un po’ più di filosofia e aggiungere che la maturità è peggio dell’età “degli ormoni imbufaliti”, ma se potessi tornare indietro sceglierei di non approfittare di questa opportunità. Che ne so? Magari potrebbe pure andare peggio! Io non sono esattamente uno che si potrebbe definire baciato dalla dea bendata e siccome la sfiga non ha limiti conosciuti, potrei finire in una realtà alternativa a quella che ho già vissuto, nella quale tutte le leggi di Murphy trovano collocazione nella mia esistenza! No, grazie. Meglio niente. In quel periodo, i momenti più gratificanti sono stati esclusivamente quelli che dedicavo ai miei passatempi preferiti e, manco a dirlo, la maggior parte riguardava l’ambiente radiofonico, nel quale avevo modo di assecondare la mia naturale tendenza a creare. Pur non avendo capito subito che quella sarebbe stata una grande passione, intimamente lo sapevo fin da piccolo. Ce l’avevo codificato nel DNA. Le chiacchiere (non sapete quante note ho beccato alle elementari!!), la socialità, gli show per i compagni (non comunisti!), canzonare e canzonarmi, osservare e rielaborare (grande passione anche per le parodie), trovare sempre la nota comica in ogni circostanza che prestasse il fianco, inventare… sognare!! Il sognatore! Ecco come mi definiva la maestra! L’unico che l’ultimo giorno di quinta, il giorno dell’incontro generale del dopo esame, durante il discorso di commiato dell’insegnante era rimasto senza batter ciglio, incantato e a bocca aperta, perso nelle sue parole. Non posso ricordarmi a cosa pensavo, ma ricordo come fosse… beh… come fossero ventidue anni fa (!), che la maestra d’un tratto smise di raccontarci quale realtà fosse quella delle scuole medie e mi disse che se avessi tenuto ancora per un po’ la bocca aperta mi ci sarebbero entrate le mosche! E proseguì: “Il sognatore! Quando pubblicherai il primo libro voglio una copia con la dedica!”. Beh, Ada, oggi posso dirti che non ci sei andata troppo lontano. Sono solo un po’ più disilluso e incazzato, ma sogno sempre! E, pur non pubblicando, scrivo pure! Uff, divago sempre! Per farla breve, la mia materia grigia è sempre stata un vulcano in attività costante ed inesauribile. Mi è sempre piaciuto ideare, costruire, mettere insieme e disfare per rifare. Le costruzioni! Uuuuh quanto mi piaceva giocare con le costruzioni! E mica quelle coi personaggini, quelle della lego per intenderci! Quelle dove trovavi gli operai, i piloti, gli astronauti… No, no! Quelle piatte, rettangolari e di tutti i colori. Ci facevo quello che volevo! Anche se alla fine, la forma che più spesso facevo prendere all’insieme, era quella di astronave. Ed era sempre diversa. Perciò non volevo i “personaggini”: se l’astronave cambiava forma, poi l’omino non sapevo più dove farlo accomodare! E a dirla tutta fino in fondo, mi sono sempre stati antipatici questi omini gialli sempre col sorriso, che è proprio il caso di dire, stampato in faccia! Chissà, avrei potuto avere un futuro da architetto o da ingegnere aerospaziale! Naaa! Troppo poco margine d’errore nei progetti! Sarebbe stato antipatico finire in galera per una scuola progettata da me e crollata su sé stessa o provocare la disintegrazione di una capsula spaziale per una moltiplicazione a cifre decimali sbagliata!
- “Ingegner Daron, tutto l’equipaggio della missione Apollo Creed è morto a causa di un suo errore! Cos’ha da dire a sua discolpa?”
– “E’ che le operazioni con la virgola proprio non mi vengono!”.
Comunque tutti gli anni a sognare e a immaginare un futuro di creatività si sono poi rivelati inutili. Direi quasi sprecati! Infatti (e con nota a pie’ di pagina aggiungerei purtroppo) secondo mia madre il mio destino era segnato: dovevo prendere un diploma. Meglio se da ragioniere! Tutte le idee che avevo per la testa, qualsiasi esse fossero (in effetti né lei né nessun altro poteva conoscerle datosi che mi sono sempre vergognato come un ladro ad esternare le mie aspirazioni!) non mi avrebbero di certo portato lontano. La ragioneria! Quella sì che mi avrebbe regalato un roseo futuro! Di disoccupazione, sicuramente. Ma sì, forse la mamma (che è sempre la mamma) ha ragione. Studiare è importante. Metti che non riesco in ciò che vorrei: devo avere una ciambella di salvataggio. Dovrò pure ripiegare su qualcos’altro! Cinque anni e, non chiedetemi come perché non lo so neppure io, avevo il diploma da ragioniere in mano. Ebbene, ho fatto di tutto dopo le superiori. Persino un briciolo di università: giurisprudenza! (Dopo sei anni da impiegato ed essere rimasto disoccupato ho pure consegnato pizze!! E non scherzo.) Ma nulla che avesse qualcosa da spartire con la partita doppia! Detto tra noi: se mai avessi curato il bilancio di un’azienda, ora io, il titolare della stessa, il presidente, il vicepresidente, l’amministratore delegato, tutto il consiglio di amministrazione, financo tutto il personale dipendente giù giù fino ai centralinisti e agli addetti alle pulizie, saremmo tutti in gattabuia per una serie di reati che spazierebbero dal falso in bilancio, all’evasione e frode fiscale, all’abuso in atti d’ufficio e bancarotta fraudolenta. Giusto una leggina che mettesse in regola la “finanza creativa” avrebbe potuto salvarci. Ma chi andava a pensare che qualcuno l’avrebbe emanata solo qualche anno più tardi??
Per disgrazia, e questo è ciò che mi procura più rammarico, non avendo avuto nemmeno la più minuscola possibilità di intraprendere studi mirati a sviluppare le mie personali predisposizioni, non ho mai potuto e a questo punto credo mai potrò verificare, se e quanto queste sarebbero state in grado di darmi da vivere. Ed il dubbio si fa più assillante proprio in questi ultimi anni, che mi vedono ormai non più tanto moccioso, perché se mi guardo indietro posso considerare di essere stato maggiormente apprezzato per le mie realizzazioni nel campo pubblicitario, del design, come autore o coautore di testi ecc. ecc. (insomma per quella sempre presente e ora quasi fastidiosa in quanto quasi inutile creatività), che non per quanto sono bravo o mediocre come impiegato in un ufficio! Avete mai provato a ragionare per paradossi? Per assurdo? Vi siete mai sorpresi a ripensare a qualcosa che vi è accaduta e a domandarvi come sarebbe cambiato il vostro presente, se ad un bivio aveste scelto la strada opposta a quella sulla quale avete preferito incamminarvi? Se aveste detto o fatto una cosa diversa da quella che avete detto o fatto nella realtà?
Io sì.
Tante volte.
E sapete qual è il problema? Il problema è che quando quelle volte diventano troppe, i pensieri restano gli stessi, ma cambiano nome.
Si chiamano rimpianti.
Continua?
venerdì 16 novembre 2007
C’aggia fa’ pe’ campa’! – Parte I° (Cosa farai da grande?)

Quand’ero piccolo mi sono sentito ripetere la tipica, solita, priva di significato domanda, che gli adulti pongono ai bambini fino alla nausea, credendo di trovarsi a chiacchierare del più e del meno con dei perfetti idioti in quanto appunto bambini: “Cosa vuoi fare da grande?”. Che palle! Ecco cosa pensavo mentre veniva formulato il solito, noiosissimo, trito e ritrito, pedante, “originalissimo” quesito. Ero ormai schiavo di impulsi condizionati che mi portavano alla fobia sociale: ero terrorizzato dall’eventualità che, in giro appresso ai miei genitori, essi incontrassero qualche conoscente al quale mi avrebbero presentato e che loro, muniti di ebete sorriso più vicino all’emiparesi quale biglietto da visita universale per l’approvazione del timido bimbo, mi potessero porre l’angosciante interrogativo! Anche perché non sapevo mai cosa rispondere! D’altronde ero piccolo: a sette/otto anni cosa cacchio puoi saperne di come vorresti procurarti il pane in età adulta!? Quando sarò grande mi porrò il problema! Forse inizierò a pensarci prima delle scuole superori, magari quando dovrò scegliere un percorso di formazione preparatorio al mondo del lavoro! Ma mentre gioco con le costruzioni o aspetto l’inizio di bim bum bam non mi puoi intrippare la testa con un dubbio simile! Solo qualche anno più tardi ho cominciato a capire dove stava la fregatura: dopo, quando piccolo non lo sei più, nessuno ti avrebbe più chiesto cosa avresti voluto fare da grande! I giochi sono stati fatti, come un tempo i dadi erano stati tratti! Ad esempio io a quattordici anni cominciai a vedere il mondo attraverso un’ottica completamente diversa che, azzardo, mi avrebbe con tutta probabilità potuto chiarire le idee sull’eventuale risposta da fornire a chi mi avesse riproposto la domanda delle domande… Ma nessuno lo fece più! A quell’età percepisci il tuo intorno sicuramente in maniera meno infantile, con una criticità e una punta di cinismo mai sperimentati in precedenza. E’ l’età testimone di mooolti ormoni esagitati che come cavalli imbizzarriti corrono senza precisa meta nel tuo corpo immerso nel cambiamento (e che cambiamento!!). L’età delle prime passioni (e qui non specificherò). Abbandonando l’infanzia, in effetti, inizi a valutare cosa di ciò che vedi e senti ti piace o meno, se lo odi o desideri sia nel tuo futuro fino a che terra non ti ricopra; insomma hai degli stimoli credo piuttosto naturali che ti conducono, anche solo con la fantasia, laddove il tuo talento trova giusto sfogo. A quattordici anni, come dicevo, non ricordo perché o percome, mi è saltato in testa il pallino della recitazione. Diventare attore?? Io! Ragionandoci su… Se non tenevo a mente nemmeno le tabelline, come avrei potuto pretendere di recitare a memoria un intero copione teatrale!? E poi diciamolo senza tante ipocrisie: un attore se proprio non è una cima, se non è davvero bravo, riconosciuto come tale, seguito da un discreto pubblico, o se non ha la fortuna di lavorare anche per il cinema, si può pure scordare di vivere con una discreta dignità.
Zero danaro = zero pane!
E’ un po’ come quelli che da aspiranti scrittori, si lamentano continuamente della vana ricerca di un editore che gli pubblichi anche solo uno straccio di racconto, salvo poi scoprire che non sanno dove stia di casa il congiuntivo, hanno la netta convinzione che la consecutio temporis sia un’enciclica papale e che il rispetto delle doppie nelle parole sia superfluo! No, no, no. “L’é tutto sbagliato! L’è tutto da rifare!” direbbe Ginettaccio (se fosse vivo!).
Occhèi…bel sogno quello del teatro, ma già a quindici anni era relegato tra le cose che non avrei mai e poi mai realizzato. Qualsiasi cosa avessi fatto da grande – avrei ripetuto a me stesso negli anni a venire – sarebbe comunque stata qualcosa che avrebbe impegnato il mio ingegno, attinto a piene mani dalle mie idee, dalla mia fantasia, dalla mia attitudine alla scrittura, dalla mia capacità di autoironia… In sostanza avrei voluto come tutti, mettere a frutto uno qualsiasi dei miei talenti adeguatamente addestrato qualora ne fosse esistito qualcuno! Di sicuro non mi sarei dedicato a nulla che avesse a che fare con la matematica, i calcoli, le statistiche o qualsiasi altra occupazione che avesse lesinato spazio alla mente. Niente che mi avrebbe ingabbiato in
Occhèi…bel sogno quello del teatro, ma già a quindici anni era relegato tra le cose che non avrei mai e poi mai realizzato. Qualsiasi cosa avessi fatto da grande – avrei ripetuto a me stesso negli anni a venire – sarebbe comunque stata qualcosa che avrebbe impegnato il mio ingegno, attinto a piene mani dalle mie idee, dalla mia fantasia, dalla mia attitudine alla scrittura, dalla mia capacità di autoironia… In sostanza avrei voluto come tutti, mettere a frutto uno qualsiasi dei miei talenti adeguatamente addestrato qualora ne fosse esistito qualcuno! Di sicuro non mi sarei dedicato a nulla che avesse a che fare con la matematica, i calcoli, le statistiche o qualsiasi altra occupazione che avesse lesinato spazio alla mente. Niente che mi avrebbe ingabbiato in
giornate-fotocopia, in normative da seguire alla lettera, norme da rispettare o rigidi regolamenti da ricordare. Va da sé che numerose, quindi, erano le ipotetiche carriere che mi precludevo (niente militare di professione, nessuna possibilità ad ambizioni da bancario, anche in presenza di raccomandazione per un pubblico impiego nessuna pietà per i timbri e timbretti da impiegato postale, no alla giurisprudenza, nix operaio in fabbrica e neppure fuori da una fabbrica. Cosa resta? Escludendo lavori di artigianato pur sempre ripetitivi e l'uomo da marciapiede...Nulla).
Un bel giorno un insegnante di lettere, dopo tante e tante occasioni di chiacchiera (che a lui piacevano così tanto, erano il suo punto debole, e che io ero abilissimo nel provocare, allungando i tempi del cazzeggio così da sottrarne a quelli di eventuali interrogazioni!) mi dice che con tutte le considerazioni lette nei miei temi e gli spunti di approfondimento espressi in aula, mi avrebbe visto bene in un’eventuale carriera universitaria, nientemeno che (squillino le trombe!!) in economia politica! SBREEENG!! Economia politica? Che cavolo stai dicendo Willis!?!? Non sapevo che dire nonostante i miei pensieri, accalcandosi numerosi nella mia mente, avrebbero voluto tramutarsi in parole ad espressione di totale disaccordo con quell’illuminante uscita dell’insegnante! Non sapevo cosa avrei voluto fare in futuro, ma non di certo economia politica! Insomma, io ero….io ero…io ero… Che cacchio erooooo!? Io: “Prof, chi si fa pagare per avere delle idee, per mettere al servizio di qualcuno il proprio estro?” Prof: “Ah, no, ma quelli sono i creativi! Dei poveracci che devono aspettare l’ispirazione per portare ad un committente un lavoro come si deve! E non è detto che la loro idea venga valorizzata e quindi scelta tra quelle di altri creativi che di solito vengono interpellati!” Azz…che guaio! Ero destinato ad essere un poveraccio, perché mi sentivo proprio un… Io…ero proprio…un creativo!! Finalmente ero venuto a conoscenza del nome da dare al mio futuro! UN CREATIVO!!! Woooow!
Location: deserto. Inquadratura: totale della camera dolly (quella sul braccio per riprese dall’alto. N.d.Daron) in campo lungo su di me, completamente solo. Effetti sonori: vento e il frinire di un grillo. Un cepuglio secco, rotolando, entra ed esce dall’inquadratura.
Ed ora che so cosa sono...? Ma soprattutto: lo saprò fare per davvero…il creativo?
Un bel giorno un insegnante di lettere, dopo tante e tante occasioni di chiacchiera (che a lui piacevano così tanto, erano il suo punto debole, e che io ero abilissimo nel provocare, allungando i tempi del cazzeggio così da sottrarne a quelli di eventuali interrogazioni!) mi dice che con tutte le considerazioni lette nei miei temi e gli spunti di approfondimento espressi in aula, mi avrebbe visto bene in un’eventuale carriera universitaria, nientemeno che (squillino le trombe!!) in economia politica! SBREEENG!! Economia politica? Che cavolo stai dicendo Willis!?!? Non sapevo che dire nonostante i miei pensieri, accalcandosi numerosi nella mia mente, avrebbero voluto tramutarsi in parole ad espressione di totale disaccordo con quell’illuminante uscita dell’insegnante! Non sapevo cosa avrei voluto fare in futuro, ma non di certo economia politica! Insomma, io ero….io ero…io ero… Che cacchio erooooo!? Io: “Prof, chi si fa pagare per avere delle idee, per mettere al servizio di qualcuno il proprio estro?” Prof: “Ah, no, ma quelli sono i creativi! Dei poveracci che devono aspettare l’ispirazione per portare ad un committente un lavoro come si deve! E non è detto che la loro idea venga valorizzata e quindi scelta tra quelle di altri creativi che di solito vengono interpellati!” Azz…che guaio! Ero destinato ad essere un poveraccio, perché mi sentivo proprio un… Io…ero proprio…un creativo!! Finalmente ero venuto a conoscenza del nome da dare al mio futuro! UN CREATIVO!!! Woooow!
Location: deserto. Inquadratura: totale della camera dolly (quella sul braccio per riprese dall’alto. N.d.Daron) in campo lungo su di me, completamente solo. Effetti sonori: vento e il frinire di un grillo. Un cepuglio secco, rotolando, entra ed esce dall’inquadratura.
Ed ora che so cosa sono...? Ma soprattutto: lo saprò fare per davvero…il creativo?
Continua.
mercoledì 10 ottobre 2007
Eccellente!! Eccellenza...
Sia ben chiaro, non vorrei dare l’impressione di essere un anticlericale, uno che se vede un prete si tocca, uno che è contro la chiesa prima che contro le tasse. E lungi da me pure l’intento di ripercorrere le “gesta” della Luciana più comica e conosciuta d’Italia, che con poche, sferzanti parole, in un discorso aperto sempre alla stessa maniera: “Emineeens!....”, indirizza ad uno dei protagonisti di questo post, fulmini e saette sapientemente celati dietro testi di enorme presa e sagacia comiche. Non ne sarei neppure capace! Tra l’altro mi reputo Cristiano per quanto riguarda la fede e moderatamente laico per abitudini, ma questo nulla ha a che fare col senso e l’intenzione di questo post. Sono solo uno che, tra le altre cose, osserva molto. Osserva e di tanto in tanto critica. Tranne questa volta. Oggi mi limito all’osservazione. A me sembra lampante: il Cardinale Presbitero di Sant'Agnese fuori le mura, già vicario generale di papa Benedetto XVI per la diocesi di Roma, arciprete della Papale Arcibasilica Lateranense e Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense Camillo Ruini e Mister Charles Montgomery Burns…sono stati separati alla nascita!
Eccellente!! Eccellenza...
Eccellente!! Eccellenza...
domenica 30 settembre 2007
Ricostruzione.
Ieri, 29 settembre… Seduto in quel caffè, io non pensavo a te… (citazione doverosa!)
Pausa finita. E’ durata davvero tanto. No: non si deve far partire il conteggio dalla data del post intitolato “Standby”, ma da alcuni fatti della mia vita che mi hanno profondamente segnato. Dopo mille avvisaglie, anni di adrenalina a secchi, ansie e preoccupazioni, quello che doveva succedere è inevitabilmente successo. Ed è successo incurante, come è naturale che sia, delle mie lacrime e della mia disperazione. Da quel giorno di quasi tre anni fa, tutto è cambiato. E’ cambiato il mio “intorno”, è cambiata la mia vita, sono mutati gli affetti, ho intenzionalmente dato un taglio netto ai cancri che ammorbavano la mia vita e sono cambiato soprattutto io. E non poco. Un giorno mi sono chiesto il perché di tanto masochismo: chiunque volesse entrare nella mia vita a qualsiasi titolo, poteva farlo. Aveva spazio qualsiasi essere umano dotato di un cervello! Brutta fregatura l’acquisto a scatola chiusa: ti accorgi solo dopo, che il fatto in sé della presenza di un cervello, non ne implica logicamente un utilizzo fattivo da parte del detentore! E quindi ti ritrovi circondato da qualche persona valida e da tanti scemi che nulla più di quanto già hai, potranno apportare alla tua esistenza. Certo, sono sempre e comunque stato io a dare a qualcuno, di tanto in tanto ma sempre molto raramente, accesso alle stanze private della mia anima e del mio essere, ma in moltissimi restavano fuori. In tanti hanno creduto di conoscermi e se parlavano di me abusavano della parola “amico”. Chi è quello? Un amico. Un amico? Ma quale amico? Sapessi cosa penso di te realmente!! Il fatto che non voglia infierire, che sia sempre cortese e che non ti neghi quasi mai un favore, non fa di me un amico! Solo di uno che non vuole infierire. Quindi me ne sto zitto. Se sei intorno a me, non mi lamento e non ti evito, ma non costringermi ad assumerti in dosi massicce e da solo. Un giorno di qualche anno prima, mi sono svegliato ed ho capito che la mia diplomazia, in realtà aveva un altro nome: pura ipocrisia. E’ stato proprio così che ho cambiato rotta in un battibaleno: potendo fare a meno di alcune presenze ingombranti, le ho fatte fuori. Ma ciò che stavo facendo ora, era migliore di quanto avessi fatto in quel periodo di “epurazione degli idioti”? Insomma, ero proprio sicuro che in questi anni che ho creduto di aver fatto pace con la mia coscienza, ciò fosse avvenuto realmente?
Dopo quell’orrendo giorno di tre anni fa, non ho fatto altro che nascondermi dietro falsi sorrisi, apparenti stati di benessere, ma in realtà non ho mai cercato di stare meglio veramente. Ho solo fatto qualche timido tentativo di riconquista di alcuni spazi privati, perduti anni prima, nella convinzione che tutto il resto sarebbe venuto da sé. Ahi quanto sbagliavi nel non mostrare ad alcuno il vero volto della tua sofferenza! E sì che qualche buon amico lo avevi ancora! Chissà come mai, però, sei sempre stato uno che delle tue beghe non ha mai fatto pubblicità. Tutto ha cominciato ad andare a rotoli, l’autostima a scavare e la serenità ad essere un flebile ricordo, forse neppure dell’infanzia. Ne sono successe di cose da allora. Tutte affrontate col falso sorriso di uno che si porta appresso un bagaglio troppo pesante, ma che non vuole condividere neppure con chi gli chiede se serve una mano. Giù, giù, giù, giù, fino all’imbocco del famoso non ritorno.
Lo “standby”, mi rendo conto ora, è durato tre anni. Solo qualche settimana fa ho messo in pausa il cervello, riordinato e rivalutato le priorità. Ci sono cose che vedi come irrinunciabili, ma con la mente meno offuscata ti rendi conto che se non ci fossero resterebbe tutto immutato. Anzi, forse staresti pure meglio! Quindi tutto quell’affanno per tenerti strette simili inutilità, è stato assolutamente uno spreco di risorse quando più avevi bisogno, invece, di impiegarle più proficuamente, con tutte le conseguenze psicofisiche facilmente immaginabili.
Sono tornato a confrontarmi con altre e nuove sfide che mi hanno rimesso in gioco. Altri progetti che finalmente “rischiano” di non restare nel contenitore dei pensieri disordinati di una mente che fatica a tornare nei ranghi.
Torno anche a parlare e scrivere in questo spazio virtuale, anche lui spesso compagno muto di notti insonni, trascorse a leggere e cazzeggiare senza meta. Che pena mi fai! Torno e lo faccio in punta di piedi, sempre per non disturbare nessuno.
Pausa finita. E’ durata davvero tanto. No: non si deve far partire il conteggio dalla data del post intitolato “Standby”, ma da alcuni fatti della mia vita che mi hanno profondamente segnato. Dopo mille avvisaglie, anni di adrenalina a secchi, ansie e preoccupazioni, quello che doveva succedere è inevitabilmente successo. Ed è successo incurante, come è naturale che sia, delle mie lacrime e della mia disperazione. Da quel giorno di quasi tre anni fa, tutto è cambiato. E’ cambiato il mio “intorno”, è cambiata la mia vita, sono mutati gli affetti, ho intenzionalmente dato un taglio netto ai cancri che ammorbavano la mia vita e sono cambiato soprattutto io. E non poco. Un giorno mi sono chiesto il perché di tanto masochismo: chiunque volesse entrare nella mia vita a qualsiasi titolo, poteva farlo. Aveva spazio qualsiasi essere umano dotato di un cervello! Brutta fregatura l’acquisto a scatola chiusa: ti accorgi solo dopo, che il fatto in sé della presenza di un cervello, non ne implica logicamente un utilizzo fattivo da parte del detentore! E quindi ti ritrovi circondato da qualche persona valida e da tanti scemi che nulla più di quanto già hai, potranno apportare alla tua esistenza. Certo, sono sempre e comunque stato io a dare a qualcuno, di tanto in tanto ma sempre molto raramente, accesso alle stanze private della mia anima e del mio essere, ma in moltissimi restavano fuori. In tanti hanno creduto di conoscermi e se parlavano di me abusavano della parola “amico”. Chi è quello? Un amico. Un amico? Ma quale amico? Sapessi cosa penso di te realmente!! Il fatto che non voglia infierire, che sia sempre cortese e che non ti neghi quasi mai un favore, non fa di me un amico! Solo di uno che non vuole infierire. Quindi me ne sto zitto. Se sei intorno a me, non mi lamento e non ti evito, ma non costringermi ad assumerti in dosi massicce e da solo. Un giorno di qualche anno prima, mi sono svegliato ed ho capito che la mia diplomazia, in realtà aveva un altro nome: pura ipocrisia. E’ stato proprio così che ho cambiato rotta in un battibaleno: potendo fare a meno di alcune presenze ingombranti, le ho fatte fuori. Ma ciò che stavo facendo ora, era migliore di quanto avessi fatto in quel periodo di “epurazione degli idioti”? Insomma, ero proprio sicuro che in questi anni che ho creduto di aver fatto pace con la mia coscienza, ciò fosse avvenuto realmente?
Dopo quell’orrendo giorno di tre anni fa, non ho fatto altro che nascondermi dietro falsi sorrisi, apparenti stati di benessere, ma in realtà non ho mai cercato di stare meglio veramente. Ho solo fatto qualche timido tentativo di riconquista di alcuni spazi privati, perduti anni prima, nella convinzione che tutto il resto sarebbe venuto da sé. Ahi quanto sbagliavi nel non mostrare ad alcuno il vero volto della tua sofferenza! E sì che qualche buon amico lo avevi ancora! Chissà come mai, però, sei sempre stato uno che delle tue beghe non ha mai fatto pubblicità. Tutto ha cominciato ad andare a rotoli, l’autostima a scavare e la serenità ad essere un flebile ricordo, forse neppure dell’infanzia. Ne sono successe di cose da allora. Tutte affrontate col falso sorriso di uno che si porta appresso un bagaglio troppo pesante, ma che non vuole condividere neppure con chi gli chiede se serve una mano. Giù, giù, giù, giù, fino all’imbocco del famoso non ritorno.
Lo “standby”, mi rendo conto ora, è durato tre anni. Solo qualche settimana fa ho messo in pausa il cervello, riordinato e rivalutato le priorità. Ci sono cose che vedi come irrinunciabili, ma con la mente meno offuscata ti rendi conto che se non ci fossero resterebbe tutto immutato. Anzi, forse staresti pure meglio! Quindi tutto quell’affanno per tenerti strette simili inutilità, è stato assolutamente uno spreco di risorse quando più avevi bisogno, invece, di impiegarle più proficuamente, con tutte le conseguenze psicofisiche facilmente immaginabili.
Sono tornato a confrontarmi con altre e nuove sfide che mi hanno rimesso in gioco. Altri progetti che finalmente “rischiano” di non restare nel contenitore dei pensieri disordinati di una mente che fatica a tornare nei ranghi.
Torno anche a parlare e scrivere in questo spazio virtuale, anche lui spesso compagno muto di notti insonni, trascorse a leggere e cazzeggiare senza meta. Che pena mi fai! Torno e lo faccio in punta di piedi, sempre per non disturbare nessuno.
mercoledì 15 agosto 2007
venerdì 3 agosto 2007
Solo colpa mia.

Sono stato rimproverato per la mia latitanza dal blog e per i rarissimi aggiornamenti. Non posso che essere dispiaciuto per tanta contrarietà generata da questo mio pressappochismo! Direbbe un mio amico che questo è un “poco ortodosso comportamento”! Quando ho aperto questo spazio, non avevo ancora ben chiaro cosa volessi farne. Fino ad allora ero stato uno che i blog li leggeva, di tanto in tanto commentava i post che più gli piacevano o lo appassionavano, ma tutto finiva lì. Sì, poi è anche vero che ho stretto più d’una amicizia virtuale in questa maniera; giornalisti, studenti, perdigiorno, laureandi, musicisti, dee jays, fotografi, equilibristi (non scherzo!)… Insomma ho conosciuto, se così si può dire, un sacco di gente, e questa più di ogni altro era un mio obiettivo. In principio volevo realizzare un audioblog! E già: un blog da ascoltare più che da leggere: io ho sempre comunicato tanto con la voce, per radio, da un palco, in tv come voce fuori campo… Tutto questo scontrandomi con la mia patologica timidezza! Con il progetto dell’audioblog, mi erano passate per la testa molte idee, ma non ho trovato da nessuna parte servizi di blog in audio e così ho riflettuto sul fatto che sarebbe stata una limitazione comunicare solo con la voce; del resto ho sempre scritto tantissimo pur non avendo mai tenuto un diario. “A che pro?” ho sempre pensato. Comunque sia, con tutte le possibilità che la comunicazione ci offre non potevo limitarmi proprio io ad una singola via. Ho sempre scritto tanto, dicevo, e l’ho fatto il più delle volte di notte, con intorno il silenzio rotto solo da qualche auto che passava per strada. Così mi è saltata in testa l’idea di radionotte, che nelle mie intenzioni sarebbe dovuto essere un mezzo per esprimermi come avevo sempre fatto: in tutti i modi e senza limitazioni. Uno spazio per comunicare le mie passioni e miei pensieri senza necessariamente dover condividere la mia vita con chiunque e in toto. Ma soprattutto senza avere degli obblighi come quello dell’aggiornamento quotidiano: non sarebbe più stato un piacere ma un impegno, e di impegni ne ho già abbastanza! Anche perché la mia vita “vera”, mi prende (come è giusto che sia) molto tempo e sapevo dall’inizio che non ne avrei avuto così in abbondanza da dedicare al blog. In effetti è stato anche questo che mi ha sempre fatto desistere dal crearne uno. Poi si sa, le cose che iniziamo prendono sempre forma a mano a mano che le portiamo avanti e trattandosi di me, il mio blog non poteva che essere come me: sempre in ritardo, discontinuo, molto pensieroso e che quando si decide ad aprire bocca risulta forse anche un po’ troppo logorroico.
E’ vero: aggiorno poco questo spazio virtuale e questo lo fa sembrare trascurato, trasandato. Dovessi immaginarlo come se fosse una persona, direi di avere di fronte un uomo sui quarant’anni, barba incolta, capelli arruffati e forse anche brizzolati (troppo stress!), che tenta di accorciare quei peli sul viso da troppo tempo ma non riesce a trovare due minuti per farlo. Avete idea di quante volte, e sempre con le migliori intenzioni, mi sono messo a scrivere un post e l’ho lasciato a metà? Quasi quante sono tutte quelle in cui ho pensato ad un post da scrivere, l’ho costruito nella mia mente e poi non l’ho scritto!! Senza dubbio sono da considerare valide anche tutte quelle volte in cui ha squillato il telefono e mi hanno tenuto occupato a parlare per un’ora (odio le telefonate troppo lunghe e rispondere se sono giù di corda o addirittura incazzato: se mi avete telefonato e non avete ricevuto risposta, ora sapete il perché), hanno suonato il campanello e qualcuno (non di certo io!) ha aperto la stramaledetta porta a persone che magari neppure volevo vedere! Eccetera eccetera via elencando tutte le possibili distrazioni di questo mondo! Alla fine quest’angolo virtuale nascosto ai più, si è pure rivelato una buona valvola di sfogo. Onore al merito! Ma niente è meglio dell’abbraccio di qualcuno in carne ed ossa di cui t’importa veramente, che viene a trovarti a casa, o del contatto reale col mondo che sta là fuori.
Di conseguenza la mia assenza e la mia tendenza a preferire il vero al virtuale, hanno sempre preso il sopravvento. Questo per me è un ennesimo periodo di cambiamenti. Fino a qualche mese fa ero deciso a cambiare città. Ad andarmene da ciò che non mi piaceva e non sopportavo più. Non dovrei tanto parlare al passato: quello che non mi piace o non sopporto più è ancora lì a fare bella mostra di sé! In molti mi hanno chiesto da cosa stessi scappando. Da nulla e da tutto, penso. Non voleva essere prettamente una fuga. Piuttosto un profondo desiderio di rigenerazione, ma molto più simile ad una necessità. Anzi, prima di tutto una necessità. In cima alla lista dei nemici sempre lei: l’insoddisfazione. Quando sai di valere più di quanto ti vogliano far credere, quando ingaggi battaglie che poi diventano vere e proprie guerre, quando ogni giorno devi fare i conti con branchi di sciacalli, ma alla fine del mese gli unici conti che non ti tornano sono quelli di cassa…allora sì che t’incazzi!! Ebbene, a me è capitato proprio questo. Il continuo sbattere la testa sempre sugli stessi muri del menefreghismo altrui, dell’opportunismo di chi credevi amico, dell’insensibilità dilagante tra chi avevi pensato fosse un’altra persona, dell’ipocrisia di chi si era presentato come cristallino... Questo e, purtroppo, tanto altro mi ha ferito e dedicato più attenzione di quella che avrei voluto. Mai come in questi ultimi mesi (o forse sono anni e io mi sto svegliando solo ora) ho perso amici che credevo Amici! Per mia volontà, nella maggior parte dei casi, o per volontà altrui, ciò che conta è che sono rimasto ferito e deluso dal comportamento troppo spesso superficiale di persone per le quali avrei smosso le montagne e non si sono rivelate degne della mia stima! Ma che senso ha l’amicizia? Che senso ha sentirsi uniti da qualcosa di invisibile e magico se basta così poco perché il tuo mondo impazzisca e ti volti le spalle? Che senso ha partire a qualsiasi ora del giorno e della notte per prestare ascolto a chi tieni, o a raccogliere in una bacinella le sue lacrime, se poi il risultato di tutto il tuo “darti” è un calcio nel culo? Ma non è colpa degli altri! La colpa se c'è, è solo mia! Io ho permesso loro di fare quello che hanno fatto! E allora si cambia alla prossima fermata e fanculo a tutti. Poi, chissà come o chissà perché, chiuse le porte alle tue spalle, te ne si aprono di nuove. Allora è vero quanto sostiene il detto! Va bene, cambio nuovamente idea: non parto più. Ma sarà saggio restare e provare ancora, insistere e insistere e insistere? Voi cosa avreste fatto? Io, forse perché mi cago sotto o per mera comodità, ho deciso di dare l’ennesima possibilità a questo schifo di posto di darmi torto. Se avrò delle conferme…sarà ancora solo colpa mia.
Non è neppure più il caso di augurare a nessuno la buonanotte: è quasi l’alba! Ma come si può rinunciare al rito di radionotte? Accesa la sigaretta del commiato, qui è d’obbligo dire “buonanotte”!
P.S.
Cabrio, se leggerai questo post, prima che tu mi mangi vivo voglio comunicarti che non mi sono dimenticato di te. Sono riuscito a leggere l'inizio del tuo romanzo solo pochi giorni fa! :-)
lunedì 11 giugno 2007
NO alla giornata dell'orgoglio pedofilo!!

23 giugno: giornata mondiale dell'orgoglio pedofilo.
Sì, avete letto bene, il 23 giugno si terrà la giornata Mondiale dell'orgoglio Pedofilo; tutti i pedofili del mondo accenderanno una candela azzurra. Un gesto simbolico per ricordare i pedofili incarcerati perché - come dicono loro - "vittime delle discriminazioni, delle leggi ingiustamente restrittive per ribadire l'amore che proviamo per i bambini" (boyloveday international). Queste persone (se è giusto indicarle così) hanno pure un loro sito e non è un sito illegale, non contiene pornografia, anzi questi signori si impegnano a convincere i loro lettori di agire nel bene, di volersi differenziare dai criminali, da chi commette atti violenti, da chi costringe i bambini, i ragazzi, dicendo che loro li amano. Interessante la galleria di immagini, dove anche Babbo Natale viene mostrato al pari di un pedofilo, dove addirittura viene mostrato un fin troppo amorevole prete in compagnia di un ragazzino: si evince un chiaro desiderio di far apparire assolutamente normale e non come perversione sessuale, ad esempio, partecipare ad un'orgia, portare avanti un rapporto tra un adulto e un minorenne. Non è una novità: sono 8 anni che questa giornata esiste, che questo sito è on line, nell'indifferenza di tutti gli organismi internazionali. E' stato richiesto anche l'intervento dell'ONU, ma tutto è rimasto così com'è. Ora è partita una petizione, sono state scritte TRE pagine su questa giornata, nelle quali la polizia postale spiega perché non si può chiudere il sito.http://www.epolisroma.it/ http://www.poliziadistato.it/pds/primapagina/pedofilia/index.htm
Questa è la prima risposta a questa giornata: una fiaccolata a Palermo contro la pedofilia. L’Associazione per la Mobilitazione Sociale di Palermo, chiede che vengano oscurati tutti i siti web che in qualche modo danno voce e spazio alla pedofilia. Le istituzioni prendano una ferma posizione considerando reato anche la solo promozione on line di questo turpe mercato.
Un fermo “NO” contro la “Giornata Internazionale dell’orgoglio pedofilo”. Uniamo le nostre forze per qualcosa di positivo. Fate firmare la petizione che sarà presentata all'UNICEF e all'On. Frattini. nome e cognome tramite sms 3391819641oppurenome e cognome tramite mail italia@epolis.sm
Sì, avete letto bene, il 23 giugno si terrà la giornata Mondiale dell'orgoglio Pedofilo; tutti i pedofili del mondo accenderanno una candela azzurra. Un gesto simbolico per ricordare i pedofili incarcerati perché - come dicono loro - "vittime delle discriminazioni, delle leggi ingiustamente restrittive per ribadire l'amore che proviamo per i bambini" (boyloveday international). Queste persone (se è giusto indicarle così) hanno pure un loro sito e non è un sito illegale, non contiene pornografia, anzi questi signori si impegnano a convincere i loro lettori di agire nel bene, di volersi differenziare dai criminali, da chi commette atti violenti, da chi costringe i bambini, i ragazzi, dicendo che loro li amano. Interessante la galleria di immagini, dove anche Babbo Natale viene mostrato al pari di un pedofilo, dove addirittura viene mostrato un fin troppo amorevole prete in compagnia di un ragazzino: si evince un chiaro desiderio di far apparire assolutamente normale e non come perversione sessuale, ad esempio, partecipare ad un'orgia, portare avanti un rapporto tra un adulto e un minorenne. Non è una novità: sono 8 anni che questa giornata esiste, che questo sito è on line, nell'indifferenza di tutti gli organismi internazionali. E' stato richiesto anche l'intervento dell'ONU, ma tutto è rimasto così com'è. Ora è partita una petizione, sono state scritte TRE pagine su questa giornata, nelle quali la polizia postale spiega perché non si può chiudere il sito.http://www.epolisroma.it/ http://www.poliziadistato.it/pds/primapagina/pedofilia/index.htm
Questa è la prima risposta a questa giornata: una fiaccolata a Palermo contro la pedofilia. L’Associazione per la Mobilitazione Sociale di Palermo, chiede che vengano oscurati tutti i siti web che in qualche modo danno voce e spazio alla pedofilia. Le istituzioni prendano una ferma posizione considerando reato anche la solo promozione on line di questo turpe mercato.
Un fermo “NO” contro la “Giornata Internazionale dell’orgoglio pedofilo”. Uniamo le nostre forze per qualcosa di positivo. Fate firmare la petizione che sarà presentata all'UNICEF e all'On. Frattini. nome e cognome tramite sms 3391819641oppurenome e cognome tramite mail italia@epolis.sm
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Fin qui, ciò che ho semplicemente copiato dal sito www.controlapedofilia.com.
Ciò che penso io invece, a prescindere dal fatto che alla fine abbia aderito alle petizioni via internet, che abbia acceso una candela virtuale eccetera, esula dalle varie organizzazioni di fiaccolate o cortei vari che, come si sa, non risolvono problemi riguardanti le ideologie, figurarsi se possono qualcosa contro un fenomeno che affonda le proprie radici nella terra della malattia mentale! Però, sapete com'è: se si tiene ad un principio e si vuole difendere o promuovere una causa, esserci è meglio che mancare. Sono contro la pena di morte e lo sono sempre stato: nè uno nè cento uomini possono decidere sulla vita o la morte di un altro uomo. Sì: neppure se quest'ultimo ha a sua volta criminosamente deciso sulla vita o la morte di qualcun altro. Non è pensabile che questo avvenga nè in un senso nè nell'altro! E Hammurabi mi pare sia morto da qualche millennio! Inoltre mi sembra più giusto che un criminale sconti una pena che lo lasci in vita...nella sofferenza. Ops! L'ho detto! Lo so: forse desiderare che qualcuno soffra, è peggio che volerne la morte, ma cosa volete che vi dica? Spesso i paradossi della vita riguardano anche noi, la nostra mente, i nostri pensieri e come li indirizziamo, ma non ce ne accorgiamo! Stavolta io farò finta di non accorgermi della mia contraddizione.
Eppure devo confessare di averlo pensato qualche volta. Forse anche più di qualche volta: "I pedofili dovrebbero essere tutti fatti fuori!". Tanto in carcere non ci restano e quando escono, sotto le loro grinfie passeranno chissà quanti altri piccoli indifesi, che perderanno per sempre la loro innocenza e spensieratezza, il loro entusiasmo di bambini, il loro sorriso e la loro ingenuità. Non si fideranno più della vita e delle immense meraviglie che questa sarebbe stata in grado di regalargli, se non fosse stato per le azioni di un maniaco malato di una malattia per quanto ne so inguaribile. Non me lo toglierà mai nessuno dalla testa: la pedofilia è una malattia, un gravissimo disturbo psichico, una deviazione, la più schifosa e truce deviazione mentale che possa esistere! L'ho detto altre volte e ho avuto occasione di esprimere questa mia posizione nei blog di altri utenti: la pedofilia non dovrebbe essere un reato con possibilità di applicazione della prescrizione! La pedofilia non dovrebbe essere considerato neppure un reato alla stregua di qualsiasi altra violenza: la pedofilia è un delitto!! Un delitto da punire con quanta più forza possibile!! E mi fermo qui: non vorrei nè esagerare, nè scrivere cose che potrebbero ferire la sensibilità di quanti potrebbero leggerle. Sono contro la pena di morte, sì, ma sono molto più a favore della tutela di chi non può difendersi.
Ciò che penso io invece, a prescindere dal fatto che alla fine abbia aderito alle petizioni via internet, che abbia acceso una candela virtuale eccetera, esula dalle varie organizzazioni di fiaccolate o cortei vari che, come si sa, non risolvono problemi riguardanti le ideologie, figurarsi se possono qualcosa contro un fenomeno che affonda le proprie radici nella terra della malattia mentale! Però, sapete com'è: se si tiene ad un principio e si vuole difendere o promuovere una causa, esserci è meglio che mancare. Sono contro la pena di morte e lo sono sempre stato: nè uno nè cento uomini possono decidere sulla vita o la morte di un altro uomo. Sì: neppure se quest'ultimo ha a sua volta criminosamente deciso sulla vita o la morte di qualcun altro. Non è pensabile che questo avvenga nè in un senso nè nell'altro! E Hammurabi mi pare sia morto da qualche millennio! Inoltre mi sembra più giusto che un criminale sconti una pena che lo lasci in vita...nella sofferenza. Ops! L'ho detto! Lo so: forse desiderare che qualcuno soffra, è peggio che volerne la morte, ma cosa volete che vi dica? Spesso i paradossi della vita riguardano anche noi, la nostra mente, i nostri pensieri e come li indirizziamo, ma non ce ne accorgiamo! Stavolta io farò finta di non accorgermi della mia contraddizione.
Eppure devo confessare di averlo pensato qualche volta. Forse anche più di qualche volta: "I pedofili dovrebbero essere tutti fatti fuori!". Tanto in carcere non ci restano e quando escono, sotto le loro grinfie passeranno chissà quanti altri piccoli indifesi, che perderanno per sempre la loro innocenza e spensieratezza, il loro entusiasmo di bambini, il loro sorriso e la loro ingenuità. Non si fideranno più della vita e delle immense meraviglie che questa sarebbe stata in grado di regalargli, se non fosse stato per le azioni di un maniaco malato di una malattia per quanto ne so inguaribile. Non me lo toglierà mai nessuno dalla testa: la pedofilia è una malattia, un gravissimo disturbo psichico, una deviazione, la più schifosa e truce deviazione mentale che possa esistere! L'ho detto altre volte e ho avuto occasione di esprimere questa mia posizione nei blog di altri utenti: la pedofilia non dovrebbe essere un reato con possibilità di applicazione della prescrizione! La pedofilia non dovrebbe essere considerato neppure un reato alla stregua di qualsiasi altra violenza: la pedofilia è un delitto!! Un delitto da punire con quanta più forza possibile!! E mi fermo qui: non vorrei nè esagerare, nè scrivere cose che potrebbero ferire la sensibilità di quanti potrebbero leggerle. Sono contro la pena di morte, sì, ma sono molto più a favore della tutela di chi non può difendersi.
E' pure vero che non credo troppo alle fiaccolate, ma vi chiedo solo di firmare la petizione al link che riporto qui di seguito... Perchè è sempre meglio esserci. www.epolis.sm/html/fermiamo_gli_orchi.html
lunedì 28 maggio 2007
sabato 26 maggio 2007
Mali ed estremi.
Madooo… Ci voleva pure il caldo di piena estate…a maggio! Non sopporto gli estremismi ideologici, figuriamoci quelli climatici! E’ diverso tempo che cerco un accettabile equilibrio di vita senza esiti meritevoli di nota. C’è chi è dovuto andare con un piede oltre il limite del probabile per capire che i suoi timori non erano del tutto infondati, e purtroppo ci è passato chi era lì, senza colpa. Altri estremi. Quando si accumula per troppo tempo (davvero tanto tempo!), dopo fatti troppo spiacevoli per essere ricordati, dopo i sensi di colpa per qualcosa a cui non si può più mettere una pezza, dopo aver subìto una situazione scomoda, stretta, indisponente, frustrante, insoddisfacente, si arriva ad un limite sconosciuto. Bisogna toccarlo per capire che quel “probabile” è dietro l’angolo e non a chilometri di distanza. Quando capita, pericolosamente, la capacità di controllo si vaporizza. Ciò che ti impone l’etica, tutto ciò che ti suggerisce il rispetto per chi ti vuole bene consentendoti di contare fino a cento prima di aprire bocca, cozzano con l’inevitabile che sta per accadere. Non puoi fare proprio nulla per cambiare gli eventi. E’ un vulcano che erutta, una pentola a pressione che esplode. Una deflagrazione di emozioni contrastanti, un ciclone di pensieri che non controlli e mentre ti si accalcano nella testa uno dietro l’altro a velocità incredibile, ti stai pentendo di ciò che ancora non hai urlato. La gola ti fa male per quanto hai già gridato per non sentire un’altra parola da nessun altro. Non ne puoi più e lo vomiti al mondo con una furia che non ti saresti mai attribuito e come un tornado porti via tutto quello che trovi sulla strada delle tue rivendicazioni! Arrivati a quel limite, a quell’attimo prima, qualsiasi parola sbagliata, vagamente sarcastica, di rimbrotto, una parola che forse non lo è ma a te sembra gratuita, è una scintilla in una camera satura di gas. Poi è la quiete della follia, il pentimento e lo spavento per essere stato in bilico, appeso ad un parapetto a venti metri d’altezza. Sul serio ad un passo da oltrepassare il limite del non ritorno. Puoi chiedere scusa, rincorrere e prendere per un braccio chi ti sta mollando al tuo unico momento fuori controllo, magari per essere stato troppo controllato tutta la vita, ma qualcosa si è rotto. Hai tenuto duro finché hai potuto per non rompere quel qualcosa, ma in un attimo di lucidità prima dello sfogo totale ragioni sulla realtà di un dato di fatto, l’unico, che in quel momento ti dà una pacca sulla spalla: se chi hai di fronte non si pone il problema di ferirti, non trattiene mai parole per te potenzialmente dannose, perché dovresti farlo tu? E’ tanto inevitabile ed improvviso che travolge persino te che non puoi controllarlo; ti schiaccia, passa sopra il tuo essere e la tua dignità. E poi? Tutto apposto? Sfogo e via? Magari! Non passa così presto. Non passa in un giorno e nemmeno in una settimana. Ma quando la paura per essere arrivato con le tue gambe e per tuo volere a quella soglia ed avere pure aperto la porta, si placa e lascia spazio alla ragione di quanto è accaduto, capisci molte cose che prima non vedevi neppure. E’ vero, se sei fortunato la ragione riprende il suo posto, se no… Ed è proprio il ricordo del panico sperimentato sulla soglia a darti il senso di tutto. Quando vedi le fiamme per quel millesimo di secondo e riesci a non caderci dentro, tutto quello che ti è dato vedere dopo lo apprezzi come fosse un dono insostituibile e bellissimo. E’ durata anni ed è peggiorata. Hai toccato il fondo. Sarai guarito o è una distrazione?
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